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LA COMUNICAZIONE NON VERBALE E LA RELAZIONE CON IL PAZIENTE

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La comunicazione rappresenta un canale imprescindibile all’interno delle relazioni umane; essa può avvenire in due diverse modalità o livelli. La prima è quella verbale, viene comunemente utilizzata per trasmettere informazioni in maniera puramente descrittiva attraverso l’uso delle parole ed è quindi quella di cui siamo maggiormente consapevoli. Ma nel mondo della comunicazione, uno degli aspetti più importanti, che a volte viene sottovalutato, è quello rappresentato dal secondo livello: la cosiddetta comunicazione non verbale, ossia ascoltare ciò che viene detto non dalle nostre parole, ma dal nostro corpo.

Se è vero infatti che più del 50% della comunicazione espressa deriva dal linguaggio del corpo di un individuo, il terapista non dovrebbe limitarsi semplicemente a sentire le parole del paziente, ma aggiungere al suo operato le informazioni che riesce a percepire anche attraverso la vista, per cogliere tutti i segnali di congruenza del messaggio. Risulta fondamentale riuscire ad “ascoltare” anche con gli occhi, proprio perché spesso i gesti e le espressioni del viso confermano o contraddicono quello che esprimiamo attraverso le parole. Imparare il mondo della comunicazione non verbale (ossia comunicazione attraverso il corpo, la postura, la mimica facciale, il tono della voce) permette quindi di acquisire un supporto per leggere le espressioni emotive del paziente.

Non esiste un dizionario universale per interpretare la comunicazione non verbale, ogni atteggiamento può avere un significato diverso per ogni persona. Però qualcosa potrebbe essere di grande aiuto in questo: l’empatia.

L’empatia è da considerarsi una vera e propria competenza emotiva, che determina buone relazioni sociali, ma anche una comunicazione efficace. Per cogliere i sentimenti e le emozioni dei pazienti, senza necessariamente che questi le esprimano verbalmente, è necessaria una connessione con loro, guidata dall’empatia; sfruttarla significa entrarci maggiormente in relazione, al fine di condurre con sicurezza il trattamento rendendo la pratica più efficace ed affascinante.

Quando questa abilità viene meno, si rischia di sviluppare indifferenza nei confronti degli altri, che andrà sicuramente ad interferire con la comunicazione ma ancor di più con la relazione con il paziente e di conseguenza sull’efficacia del trattamento.

La volontà di cogliere le emozioni e di saper comunicare nel proprio lavoro diventa così un’arte indispensabile per creare una relazione di fiducia con il paziente, sviluppando un’autentica e preziosa empatia che cambierà l’atto terapeutico con tutto il suo vero potenziale.

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