Il contatto terapeutico

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Il distanziamento sociale ci ha dato consapevolezza dell’importanza del contatto all’interno delle nostre relazioni, e della propria vita.

La biologia conferma che il tatto “viene prima della vista, prima della parola” . i feti umani sono ricoperti da peluria sottile detta lanugine, che compare in gravidanza e trasmette le sensazioni provocate dal liquido amniotico, anticipando la sensazione calda e tranquillizzante dell’abbraccio materno.

Chi è colpito dal covid, può sviluppare sintomi per periodi più o meno lunghi, che portano all’assenza di olfatto e gusto. Il tatto, è stato però sottratto a chiunque quale vettore della pandemia: per questo è il senso che ha pagato il prezzo più caro. La distanza fisica da un lato ci protegge, allo stesso tempo ostacola la cura.

Le ricerche di Neuroscienze nel campo dell’Osteopatia e della Terapia Manuale, indicano che l’effetto benefico del tocco lavori in sinergia con la manovra terapeutica eseguita. Appoggiare le mani sulla pelle del paziente trasmette qualcosa di speciale.

Il tatto può ridurre la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna ed i livelli di cortisolo, abbassando la soglia di stress. Di contro induce rilassamento grazie al rilascio di ossitocina.

Secondo diversi studi eseguiti in orfanotrofi dell’est Europa, i bambini che nei primi anni di vita non erano stati quasi mai toccati, presentano nel tempo deficit cognitivi e comportamentali e ridotto sviluppo di alcune aree del cervello. Durante l’infanzia, oltre la quantità di stimoli tattili risulta fondamentale anche la qualità. Tocchi maggiormente nervosi ed aggressivi produrranno reazioni nel bambino in linea con il suo vissuto.

Il tatto è il linguaggio fondamentale per il Terapista, è il primo vettore comunicativo che da al paziente la percezione di cura ed occorre che venga utilizzato nella forma più corretta