Osteopatia infantile: l’importanza della relazione con il paziente pediatrico

Vuoi ricevere ulteriori dettagli? Compila il form

La comunicazione è una delle attività più frequenti in cui l’essere umano è coinvolto, anche se spesso viene data per scontata e non ci si sofferma abbastanza sul suo valore. Comunicare, infatti, è un processo in cui mettiamo in atto strategie deliberate o involontarie, permettendoci di mantenere le nostre relazioni. Un particolare tipo di comunicazione, quella in ambito sanitario, rappresenta una componente importante all’interno del processo di assistenza e presa in carico del paziente. Riuscire a comunicare in maniera efficace e positiva aumenta la compliance del paziente, favorendone la responsabilizzazione e la partecipazione attiva, portandolo ad attivare risorse interne utili per affrontare la malattia, facilitare il processo di recupero e migliorare la relazione anche con altri operatori sanitari.

Un ambito particolarmente importante è quella che concerne la comunicazione con il paziente pediatrico. La relazione osteopata-paziente in ambito pediatrico, infatti, si struttura su di un piano in cui interagiscono tre attori: osteopata, bambino e genitore. È quindi fondamentale riuscire ad attuare il più efficace stile comunicativo incentrato sul paziente, attraverso questa relazione triadica (bambino-genitore-osteopata) al fine di creare la migliore alleanza terapeutica e rendere il trattamento recettivo ed efficace.

La relazione in ambito pediatrico vede spesso il genitore come interlocutore principale, che parla a nome e per conto del figlio. L’osteopata deve necessariamente tenere a mente che questa particolare situazione può creare delle interferenze nella comunicazione, specialmente quando possono crearsi dissonanze tra le parole dei familiari e l’atteggiamento del bambino. Durante la visita si viene a creare un clima emotivo che influisce sulla reciproca capacità di comprensione, sulla qualità del rapporto instaurato e sulla fiducia che il genitore rivolgerà sulle nostre competenze.

Per comunicare con i bambini in modo efficace bisogna prima di tutto essere “empatici”. Inoltre, la comunicazione con i bambini deve quindi essere adattata all’età e utilizzare un uso appropriato del linguaggio del bambino, anche grazie al coinvolgimento di personaggi, storie, musica e umorismo. Una delle caratteristiche fondamentale della buona comunicazione è quella di utilizzare un ascolto attivo, in modo da comprendere lo stato d’animo del bambinoMettersi nei panni dell’altro e sapere ascoltare è fondamentale per riuscire a comprendere ciò che il piccolo paziente sta provando nel momento in cui entra nello studio.

Prima di effettuare qualsiasi intervento, quindi, l’osteopata deve entrare in sintonia con il piccolo, coinvolgendo anche il genitore, in modo da farsi accettare, infondere fiducia e tranquillità. L’osteopata si deve concentrare sullo stato emotivo del bambino, concentrandosi su eventuali paure e ansie e concedendogli il giusto tempo per esprimersi e sentirsi accolto e accettato.

L’ansia sperimentata dal bambino, dovuta al doversi affidare ad un estraneo e distaccarsi dal genitore, può non solo influire negativamente sulla possibilità di trattamento, ma anche aumentare la rigidità muscolare e innalzare il livello di dolore percepito. Per questo motivo è importante stabilire fin da subito un buona relazione, e nel caso in cui ci si trovi di fronte a piccoli pazienti scarsamente collaborativi, prendersi il tempo necessario per coinvolgere, farsi conoscere e diventare un figura accettata da cui potersi far toccare.

Una delle variabili fondamentali riguarda l’età del bambino. Se il bambino è in grado di comunicare, l’osteopata ha il compito di instaurare un dialogo con due diversi soggetti, coinvolgendoli entrambi nella relazione. Tale dialogo potrà avere finalità e contestualizzazioni diverse proprio per l’età del paziente, ma che farà probabilmente crescere la compliance al percorso di cura. Se il bimbo non è in grado di esprimersi verbalmente, come ad esempio il caso di un paziente neonatale, il professionista sanitario dovrà essere molto bravo a mettere in atto strategie comunicative non verbali, avvalendosi di varie tecniche specifiche, quali ad esempio il gioco, l’immaginazione creativa, la saturazione sensoriale.

Concludendo, va ricordato che quando si prende in carico un bambino, si prende in carico l’intero sistema famiglia e un aspetto di primaria importanza riguarda la comunicazione con i genitori del bambino. Occorre fare comprendere loro che certe paure e reticenze sono naturali ed è importante informare correttamente i genitori in modo da evitare di utilizzare modalità comunicative disfunzionali che possono essere fonti di ansie inutili. 

Dr. Alberto Dionigi